sabato 19 maggio 2012

My Life as a White Trash Zombie di Diana Rowland


ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU URBANFANTASY.HORROR.IT IL 18.05.2012


Cervelli al cioccolato per tutti!

Di moda in moda, dopo le fiabe del mese scorso questa volta parliamo di zombi. Metto le mani avanti dicendo che l’argomento mi prende poco e dunque non sono per niente un esperto, ma qualcosa mi è passato sotto gli occhi e comunque – diciamocelo – i mostri sono tutti belli!
Negli ultimi anni abbiamo avuto zombi un po’ in tutte le salse, da quella di budella a  quella di soia. Personalmente ai classici zombi rampage preferisco le storie coi morti viventi protagonisti, come – pesco a caso tra le mie letture – Dust e Frail di Joan Frances Turner, dove gli zombi girano in bande di teppisti con troppo tempo libero che ricordano i cari vecchi vampiri da marciapiede degli anni Ottanta (quelli di Ragazzi perduti e Il buio si avvicina, per intenderci). Oggi ci sono persino i paranormal romance sugli zombi. "Cosa?!" direte, "Ragazzine innamorate perse di bei figoni che intanto marciscono e perdono pezzi in giro??" Altroché! Vedete ad esempio Dearly Departed di Lia Habel, che non è nemmeno un brutto romanzo. Ma non è di questi che voglio parlare bensì della mia zomba preferita, Angel Crawford, protagonista dello spassoso My Life as a White Trash Zombie (2011).
Per i poco anglofoni, ‘white trash’ è l’espressione gergale che indica gli americani bianchi di bassa estrazione sociale, particolarmente negli Stati del sud: quella gente che in genere vive in una roulotte, beve troppo, non riesce a tenersi un lavoro e così via (se guardate True Blood avete presente benissimo cosa intendo). La "spazzatura bianca" di turno è appunto la nostra Angel, che passa la sua vita da schifo in un paesino insignificante della Louisiana (patria per eccellenza dello zombi americano DOC, nonché patria dell’autrice) con corredo di roulotte, padre alcolizzato, madre scappata, fidanzato va’-e-vieni e notevoli quantità di birra e droghe. Una sera, tornando a casa ubriaca e strafatta, ha un tremendo incidente d’auto e si risveglia… morta stecchita.
Cosa le sia successo per lei è un mistero, ma in breve il presente diventa più importante del passato e, sorprendentemente, da morta la sua vita migliora. Un anonimo benefattore – colui che l’ha resa zombi? – le trova un lavoro come assistente del coroner locale, e Angel scopre pian piano e un po’ a casaccio un mondo intero di morti che vivono tranquilli tra i vivi, gestendo come possono il loro problema principale: la fame di cervelli.
Già, perché stavolta la morte vivente funziona così: se uno zombi si nutre regolarmente di materia cerebrale umana resta integro e sano di mente; se smette di farlo ricomincia a marcire e la fame prende il sopravvento (inoltre più uno zombi fa vita attiva e più la fame cresce, dunque la maggior parte degli zombi è pantofolaia e guarda tanta tv sdraiata sul divano). Ah, come i vampiri, direte voi. Sì, solo che un vampiro può bere un sorso e via, può cacciare tra le ragazze in discoteca, può anche farsi un cicchetto di sangue di topo: uno zombi mangiacervelli che ‘va a cena’ in discoteca… lasciamo perdere.
E quindi via libera a un underground di zombi che lavorano in obitori, ospedali e imprese di pompe funebri, che trafugano cervelli dove possono e se li scambiano come cestini da picnic – ogni tanto assieme alle ricette per renderli più buoni – e che in generale tentano di non rendersi troppo evidenti. Perché non tutti i vivi ignorano la loro esistenza, e c’è anche chi si arma di machete e decide che un mondo senza zombi starebbe meglio, come Angel scoprirà presto sulla sua livida pelle. D’altronde, si sa, le paludi della Louisiana sono sempre pronte a ingoiare cadaveri senza nome…
Avrete capito che My Life as a White Trash Zombie non è esattamente una lettura impegnata, ma se cercate solo un po’ di (in)sano divertimento senza troppe pretese qui ne troverete, soprattutto a stare nella testa della protagonista e a calarvi nel suo peculiare punto di vista. Angel è una simpatica bastarda, cresciuta con poco affetto e tante legnate, ignorante come una capra ma dotata di inventiva, che arriva a frullare i cervelli con latte e cioccolato per poterseli conservare in una forma accettabile a chi dovesse per caso guardare nel suo frigorifero. Avrete anche capito che si tratta di un romanzo disgustoso all’estremo, pieno di grotteschi ma spassosissimi dettagli medico-necrofilici, oltretutto autentici dal primo all’ultimo (zombismo a parte, spero…) dato che l’autrice ha potuto saccheggiare la sua esperienza pluriennale di esperta forense e assistente d’obitorio (e se, come me, pensavate che la gente della Louisiana non dev’essere tanto normale, questa forse ne è la conferma definitiva).
Le avventure della putrida ma ottimistica Angel proseguono nel secondo volume della serie, Even White Trash Zombies Get the Blues, in uscita quest’estate. E permettetemi di chiudere con un commento sulla copertina: come insegna il proverbio, non è da quella che si giudica un libro, ma secondo me questa è semplicemente meravigliosa!



AGGIORNAMENTO: nel frattempo la saga della White Trash Zombie è andata avanti e per ora (agosto 2015) conta quattro volumi, con il quinto (White Trash Zombie Gone Wild) in uscita a ottobre:

My Life as a White Trash Zombie (2011)
Even White Trash Zombies Get the Blues (2012)
White Trash Zombie Apocalypse
(2013)
How the White Trash Zombie Got Her Groove Back
(2014)

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